IL CORAGGIO DELLA MITEZZA: PERCHÉ LA PACE NON È UN'UTOPIA PER DEBOLI
Il richiamo del Papa all'Angelus: la via disarmata non è resa, ma una sfida civile alle logiche del conflitto. Un monito che interroga la politica e la coscienza dei liberi.
di Redazione
Nel giorno di Santo Stefano, mentre le cronache internazionali continuano a essere segnate dal fragore delle armi e dall’irrigidimento delle diplomazie, le parole di Papa Francesco risuonano come una provocazione intellettuale necessaria. Il Pontefice ha denunciato la tendenza contemporanea a ridicolizzare chi sceglie la via disarmata, chi crede ancora che la pace non sia un vuoto slogan, ma un progetto politico e umano concreto.
Per un giornale che si richiama ai valori del liberalismo democratico e della tradizione repubblicana, questo richiamo non può passare inosservato. La pace, infatti, non è l'assenza di conflitto, ma la capacità di risolverlo attraverso le istituzioni, il diritto e il dialogo — strumenti che richiedono molto più coraggio della semplice forza bruta.
La "Via Disarmata" come scelta di Libertà
Ridicolizzare chi si impegna per la riconciliazione è il riflesso di una politica povera, che non sa più immaginare il futuro se non come scontro di potenza. Francesco ci ricorda che l'esempio di Santo Stefano — fatto di mitezza e perdono — non è un invito alla passività. Al contrario, è l'affermazione della dignità della persona sopra la logica dello sterminio.
Dal punto di vista repubblicano, la "via disarmata" citata dal Papa si traduce nel primato della diplomazia e della cooperazione internazionale. È la difesa di quel "Patto" civile che permette agli individui di convivere senza soccombere al più forte. Chi oggi lavora per il dialogo nelle zone di conflitto non è un illuso, ma un custode dei valori che rendono possibile la democrazia.
Oltre il cinismo delle armi
Il "coraggio del perdono" non appartiene solo alla sfera della fede; è un atto profondamente laico e civile. Significa rompere la catena delle vendette per ricostruire il tessuto sociale. In un mondo che sembra voler tornare a un realismo politico cinico e muscolare, le parole dell'Angelus ci spingono a chiederci: quale forza ha una società che deride i suoi costruttori di pace?

IL DOVERE DEL DIALOGO CONTRO LA MENZOGNA DELLE ARMI
Dal Messaggio Natalizio di Leone XIV un monito ai leader: "Si fermi il fragore". La denuncia contro i roboanti discorsi di chi manda i giovani a morire al fronte.
di Redazione
Il messaggio natalizio Urbi et Orbi di Papa Leone XIV non è stato solo un appello alla pace, ma un atto d'accusa politico e morale contro la disumanizzazione dei conflitti moderni. Dalla loggia di San Pietro, la voce del Pontefice ha squarciato il velo di ipocrisia che avvolge le cancellerie, richiamando Mosca e Kiev a un dialogo sincero, diretto e rispettoso.
Per noi che scriviamo dalle colonne de IL PATTO, le parole di Leone XIV risuonano con una forza particolare quando toccano il nervo scoperto della libertà individuale messa al servizio delle ambizioni statuali.
La Menzogna dei "Roboanti Discorsi"
Il passaggio più politico dell'omelia del Papa è quello dedicato ai giovani soldati al fronte. Leone XIV ha smascherato la "menzogna dei roboanti discorsi" di chi, al sicuro nei palazzi del potere, manda a morire popolazioni inermi e ragazzi costretti alle armi. È una critica che colpisce al cuore ogni forma di nazionalismo becero e autoritario: la vita del singolo, la sua "carne fragile", non può essere sacrificata sull'altare di disegni geopolitici che calpestano il diritto e la dignità umana.
Nello spirito repubblicano, lo Stato esiste per proteggere i cittadini, non per usarli come carne da macello. La denuncia del Papa sull'"insensatezza" richiesta ai giovani combattenti è un richiamo alla responsabilità individuale: la verità del fronte contro la propaganda del regime.
Gaza e l'Europa: Radici, Accoglienza, Solidarietà
Il Pontefice non ha dimenticato le ferite aperte del Medio Oriente, citando le "tende di Gaza" esposte alle intemperie, simbolo di una fragilità che non conosce confini. Allo stesso modo, ha richiamato l'Europa alle sue radici e alla sua storia, chiedendo al continente di non smarrire lo "spirito comunitario e collaborativo".